Ottobre 2003

Il crocifisso in classe è un’offesa al libero pensiero dei ragazzi.

29 Ottobre 2003 29 Ottobre 2003
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Il crocifisso in classe è un’offesa al libero pensiero dei ragazzi. E’ un atto autoritario a danno di individui ancora deboli. Piuttosto che insegnare (imporre) loro la religione cattolica e appendere arbitrariamente crocifissi (peraltro macabro simbolo di morte), in classe bisognerebbe dipingere i muri con tutti i simboli e tutte le figure di tutte le religioni del mondo. I ragazzi sarebbero stimolati a concepire la diversità piuttosto che la monotonia, grigia, di una sola religione.

Liberiamo la capacità critica degli individui, dando loro la possibilità di scegliere.

Forse la scuola, sfornerebbe uomini e donne e non pecoroni.

Pietro
Riferimenti: il crocefisso offende la libertà di scegliere

Miracolo a Taranto

3 Ottobre 2003 3 Ottobre 2003
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Mi è piaciuto molto il film Il miracolo di Edoardo Winspeare, girato a Taranto.

E’ la Taranto che riconosco (anche se con qualche forzatura attoriale però). Il miracolo è anche che qualcuno sia sceso a fare un film. Per gli attori tarantini (non tutti lo sono, molti sono salentini e baresi) è stata una manna dal cielo che Winspeare abbia deciso di fare lì un film. Di questo in fondo il film parla, dell’attesa dei tarantini di un vero e proprio miracolo (bellissime le immagini delle processioni del venerdi santo- i misteri- appunto). Lo vorrebbero il miracolo le istituzioni (la parola istituzione associata alla città di Taranto fa sorridere, ma in realtà farebbe piangere). Le istituzioni a Taranto sono inesistenti, e li’ dove insistono sono in mano mafiosa. Scusate ma mi accalora molto l’argomento e potrei scrivere tanto delle malefatte istituzionali e non tarantine. Insomma dicevo che tutte e tutti aspettano che dio riveli la luce, la verità. La povera gente è tenuta all’oscuro di tutto. Nessuno è autorizzato a sapere dove e come vanno a finire i soldi pubblici. E in ogni caso anche se lo si sapesse sarebbe inutile: a nessuno è concesso intervenire negli affari tra mafia e politica. Taranto conosce molte mafie: quella politica-giudiziaria (destra centro sinistra e giravolta in un cerchio infinito); quella militare (marina e tutto il resto, ma proprio tutto il resto); quella imprenditoriale (Ilva-Riva vero e proprio duce dell’industria e altri piccoli infami imprenditorucoli da strapazzo che sfruttano fino all’osso ogni povero cane che per lavorare accetta false buste paghe- sì capito bene, firmano false buste paga, prendono molto di meno ma dichiarano di guadagnare di più- quando entrate in una lussuosa boutique a Taranto e provincia, guardate la splendida commessa, bhè quella ragazza prende pochi euro all’ora e le tasse se le paga per intero- sempre che non sia al nero!); infine quella delinquenziale (una parte non marginale ma non assoluta che non esisterebbe senza la collusione con le precedenti già citate mafie di stato). Giudicate voi se Il miracolo non ha beccato in pieno il dramma tarantino? La popolazione versa in grave stato di abbandono e ignoranza. L’Ilva (derelitto polo industriale) miete vittime ogni giorno (la più alta incidenza di morti per tumore in europa) tra inquinamento, insicurezza sul lavoro e mobbing (un altro capitolo doloroso, fate una ricerca su mobbing e Ilva-Taranto). La Marina la fa da padrona militarizzando ogni luogo terrestre e marino (impedendo ovviamente un sano sviluppo dell’ambiente e del turismo ecocompatibile). La sanità è tra le peggiori in Italia (più vicina a quelle di certe dittature che si pretende combattere in giro per il mondo… e poi a casa nostra…sic!). L’urbanistica è in mano a ingegneri mascalzoni e corrotti e senza scrupoli, con l’avallo di politici compiacenti e cittadini furbi, che Berlusconi dei condoni lo aspettavano solo a livello nazionale, poichè a livello locale non è mai mancato. La scuola prepara e forma emigranti in grado di sottomettersi, genuflettersi, flettersi, piegare come le nuove norme sul lavoro vogliono. La flessibilità per noi è un lusso (pensa ai disoccupati che sognano di lavorare anche un solo giorno all’anno). Gli adolescenti sono abbandonati (e qui torno al film di Winspeare). I più intelligenti se la cavano con qualche turba psichica da abbandono e violenze psicofisica se va bene, gli altri soccombono. O in mano alla mafia, o in mano alla psichiatria, o brutta fine da eroinomane o suicida diretto. Il miracolo, il film, rende bene l’idea fatalista che governa le menti fragili. Ma la popolazione tutta, da anni vessata e violentata fin nell’intima coscienza, è fragile. E chissà, forse un miracolo, forse neanche quello, potrà salvarla.
Riferimenti: i nor-mali del sud

Sud maledetto. E’ giusto abbandonarlo?!

2 Ottobre 2003 2 Ottobre 2003
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Il sud è maledetto, non cambia mai. E il tempo passa, o meglio, si invecchia. Chi va via dal sud, chi ha il coraggio di andare, si sente fortunato, come scampato ad una catastrofe naturale. Parlo del sud Italia, della mia Puglia, ma credo che i sud si somiglino, nel bene o nel male. A periodi (autunno soprattutto), mi arrivano richieste di aiuto (sì che non è facile chiedere aiuto). Amiche e amici che mi chiedono se nella città in cui vivo, a Bologna, c?è lavoro. Gente adulta di 38-45 anni, non parlo di ragazzi giovani (per cui credo sia più naturale scegliere di fare esperienze fuori casa). La situazione giù da noi la conosco e li capisco. Bisogna avere il coraggio di staccarsi in fretta dal sud (terra madre), prima che sia troppo tardi. Prima che l?abitudine (anche di soffrire) ti risucchi. Mi capitava, quando ero ancora giù, di pensare che non mi sarebbe più stato possibile prendere un treno (averne i soldi) ed andare via. In realtà sono solo ostacoli mentali. Ma solo dio sa quanto siano grandi quegli ostacoli. La prima paura è quella di essere abbandonati (dalla famiglia tradita in primis, ma anche dalla società che sta per ospitarti). Poi la casa, la fame (si può soffrirla se si è orgogliosi o poveri in una società che emargina sempre di più).
Paura di non avere amici.
Poi, invece, piano piano tutto ti sembra più umano (anche se il paradiso perduto non lo si potrà mai più avvicinare). Sì, umano. La gente comincia a volerti bene e a rendersi conto che, tutto sommato, non sei poi così differente da loro, e che eventualmente questa differenza potrebbe essere anche una ricchezza. Il lavoro aiuta molto, a volte. Aiuta te stesso, poiché al nord tutto è basato sul lavoro e lunghi periodi di disoccupazione ti manderebbero sul lastrico, a casa invece puoi sopravvivere anche a lunghi periodi di fancazzismo, grazie ai genitori che almeno ti assicurano un posto letto e tre pasti (ma non la felicità di sentirsi vivi e sulla via della realizzazione personale).

Secondo voi è giusto andare via di casa (spesso verso il nord), o si dovrebbe stare lì (spesso al sud) a sperare che qualcosa cambi?

Riferimenti: i nor-mali del sud