Novembre 2003

raffaele nigro:ROCCO SCOTELLARO A 50 anni dalla morte.

26 Novembre 2003 26 Novembre 2003
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La Lucania è terra silenziosa che in questi giorni urla. Ciò che le
appartiene è spesso dimenticato e così m’è venuto in mente questo grande
scrittore e poeta misconosciuto:
ROCCO SCOTELLARO A 50 anni dalla morte.
Perché è quasi dimenticato l’autore lucano, sindaco socialista di Tricarico,
scomparso trentenne

RAFFAELE NIGRO

Fino alla metà degli anni Ottanta, Rocco Scotellaro è stato il cavallo di
battaglia di socialisti e comunisti. Se lo contendevano come il pane e da
ogni parte gli si tirava la giacca per iscriverlo nelle proprie linee. Ci
furono convegni a Tricarico e a Matera, la Lacaita pubblicò un corposo
omaggio curato da Leonardo Mancino dopo che Basilicata editrice aveva dato
alle stampe, nel 1974, un cofanetto con studi di Fortini e Salina Borrello
insieme all’edizione degli inediti di Uno si distrae al bivio, con la fresca
nota introduttiva di Levi; la Laterza ristampava i Contadini del Sud e per
Mondadori usciva nell’82, dopo ventotto anni dalla prima, la riedizione di È
fatto giorno, riveduta e integrata da Franco Vitelli, che nel tempo è
diventato l’esperto più serio e attrezzato di cose scotellariane.
Poi il silenzio. Un silenzio certamente determinato dal mutare dei tempi,
dal grande lago borghese che ha allontanato la miseria arcaica, dal vento
corrente che tende a seppellire il passato anche prossimo per l’incalzare
delle cronache, dei nomi, degli eventi. Perché si è qui, sulla faccia della
terra, ma dietro senti i gomiti e i pugni di chi spinge perché gli si lasci
il passo, gli si faccia posto. Le generazioni premono e il tempo ha fretta.
Per noi meridionali Scotellaro fu e resta una bandiera, quella del riscatto
sociale intuito e costruito dall’interno. Come lo furono Alvaro, La Cava,
Sciascia. Se Carlo Levi è stato il maieuta, colui che approda suo malgrado
nel Sud e lo racconta, un po’ sorpreso, Scotellaro nasce lì, nel cuore della
Basilicata basentana, come una pianta spontanea che appare sulla montagna,
costretto alla pioggia e al vento e che a quella pioggia e a quel vento
cerca rimedio. Certo, se non ci fosse stato Levi, a partire da quell
incontro del maggio ’46, sarebbe stato forse difficile che Scotellaro
diventasse lo Scotellaro che sappiamo, tuttavia bisogna elencare nella
formazione di questo poeta sindaco morto a trent’anni i rapporti pugliesi
con la famiglia Fiore, l’incontro con Vito Laterza, che gli commissiona l
inchiesta sui Contadini per i «Libri del tempo», le esperienze campane con
la scuola di Portici e con Rossi Doria e la frequentazione di intellettuali
lucani come Pedio e Mazzarone.
Scotellaro è stato per alcune generazioni il vocabolario di un impegno
politico e culturale che si faceva mito, riscatto e sogno, ma che a partire
da metà anni Ottanta non avrebbe avuto più echi. Sono passati ottant’anni da
quando il poeta di Tricarico è nato e cinquanta dalla sua morte. Ma quante
cose sono cambiate da quelle sue descrizioni: «Nessun di noi ha cambiato
toletta/ e i contadini portano le ghette/ di tela quelle stesse di una
volta». E non si sente più nelle case «la ruota violenta della Singer/
intenta ai corredi nuziali». E se attuale resta (per noi italiani,
correggerei) l’intuizione che sia «finita per sempre oggi nel mondo l
illusione paterna/ che esista ancora un paese chiamato America», non ci sono
più muli e non scialli nelle strade e quei muli e quel parco antropologico
forse resta residuo di una tribù di anziani in via di estinzione, ma la
formazione mediatica ha toccato i cuori più legnosi e il benessere, la
scolarizzazione, la droga e gli appalti pubblici hanno portato all’altare e
alla tomba anche i paesi più sperduti.
La poesia meridionale degli anni Cinquanta e Sessanta ha travisato la forza
metaforica del suo linguaggio e l’ha spesso inchiodata a un neorealismo che
si è fatto oleografia negli imitatori. E solo un libro di Ettore Catalano
nell’86 provò a fare luce su ciò che era mutato nella poesia lucana dal
vocabolario immediato e dal realismo magico di Scotellaro (che poi è il
lirismo magico di altri autori a lui coevi, Trufelli, Stolfi, Parrella,
Tilena) alle depressioni di Rosa Maria Fusco e di Gina Labriola, allo
sberleffo graffiante di Riviello. Per non citare che alcuni.
Ma mentre descriveva la civiltà dei contadini, Scotellaro si mostrava
consapevole che il mondo stava cambiando, se diceva «È fatto giorno, siamo
entrati in giuoco anche noi/ con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»
I contadini cioè erano entrati nella storia.
Nonostante Levi in una bella prefazione a È fatto giorno avesse costruito un
percorso complesso nella vita e nella poesia di Scotellaro, ancora negli
anni Ottanta la critica si accaniva nell’identificazione della sua poesia
con l’esaltazione della cultura arcaica, la prova di un nostalgico fuori
della modernità e non coglieva la profonda inquietudine nata da ragioni
esistenziali. Esaltava la sua azione di sindaco, l’impegno per la creazione
di un ospedale a Tricarico, l’apertura di una strada, l’occupazione delle
terre dei Berlingieri, il carcere, come elementi utili ad offrire l’immagine
di un uomo in cammino nel ricorso alla lotta politica,ma non si spingeva più
in là di tanto, quasi che il partigiano, il ribelle, l’uomo dell’impegno non
potesse avere dubbi, amori, debolezze.
Fino al ’46, scrive Levi, c’è un’adesione di Rocco alla poesia e alla
cultura popolare e contadina. A partire da quella data si verifica una
maturazione poetica che approda nel 1947-’48 a una serie di «poesie
contadine, le poesie di ispirazione politica e sociale, tutte bellissime».
Ma dal ’48 il vento cambia, con la caduta dei primi entusiasmi contadini, il
contatto con la città, l’approdo a Napoli «liberazione insieme ed esilio». È
l’uscita dal nido e si palesa come l’età del malessere e dell’inquietudine.
Perciò nell’aprire uno degli ultimi convegni sull’autore dell’Uva puttanella
Michele Dell’Aquila accusava dei malumori nell’affrontare un poeta ridotto a
santino e cacciato da una politica mitizzante nel pozzo del neorealismo
privo di rovelli psicologici. Scotellaro non era stato solo quel cantastorie
popolaresco venuto a diffondere la novella della ribellione e del riscatto
bracciantile che Levi aveva raffigurato nel murales di Italia ’61, il più
giovane dei meridionalisti dopo Fortunato, Nitti e Rossi Doria, era stato
anche un uomo nuovo, un giovane innamorato della bellezza, una creatura che
viveva fortemente il dissidio tra ansie metropolitane e richiamo della
provincia, tra città e campagna, tra antico e moderno, i dissidi di
Quasimodo diviso tra Lombardia e Sicilia, di Carrieri, e Cantatore che
sognano al contempo Milano e lo Ionio. Aveva gli occhi alla metropoli e il
cuore a Tricarico, «alla cenere del focolare», difficile da cancellare, come
egli stesso ebbe a dichiarare al convegno di Macerata nel novembre 1949 su
«Le culture nelle province», in polemica con Ugo Betti.
Il suo linguaggio metaforico aveva espresso angosce e malesseri non soltanto
di derivazione sociale ma psicologica ed esistenziale, un linguaggio piano e
di facile approccio, un linguaggio quotidiano cosale materno e proprio per
questo spiazzante. Un vocabolario che pareva venirgli dalle vene, ma che era
una conquista, il frutto di letture che avevano per capofila Leonardo
Sinisgalli, il poeta di Montemurro, l’ingegnere-poeta che descriveva con
semplicità sia i ragazzi intenti a battere monete contro il muro sia la
geometria come metafisica.
L’attenzione per Scotellaro è scemata tuttavia di fronte all’incalzare del
disinteresse per la politica come impegno in direzione della collettività e
per i temi del Mezzogiorno. Sono ormai vent’anni che parlare di
meridionalismo è infatti come chiudersi in un ghetto e anche la politica
meridionale non ha progetti, non ha sangue, non ha velleità. E mentre la
gestione politica è passata in mano a governi che non si fanno scrupolo di
frantumare il paese e di porre in alternativa solo una questione
settentrionale, si ritiene che siano dell’altro secolo tutti i temi del
localismo e che si possa entrare nella società globalizzata senza aver
chiarito i rapporti tra l’economia e la cultura del mondo e quelle della
propria soglia.

Riferimenti: sud ribelle

poche idee… ma confuse!

25 Novembre 2003 25 Novembre 2003
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da Gian [Martedi 25 Novembre 2003 ore 18:08:46]

le cause sono il nostro popolo di caproni!!!

ma preferivate la sinistra comunista che ci avrebbe portato: droga libera, musulmani in casa, finocchi in chiesa (fa anche rima…))

senza parlare delle figuracce internazionali che avremmo fatto coi comunisti al potere!!!

DOVE CAZZO è LA RIMA?!
FIGURACCE INTERNAZIONALI?!!??
POPOLO CAPRONE?!?!?
MA CHI è STO GIAN?!?!

PROMEMORIA UTILE (DI ROBERTO)

L’IMPERO DEL CAVALIERE

FININVEST: Silvio Berlusconi e’ proprietario dell’84,7% del pacchetto azionario. Il resto e’ intestato ai figli Marina e Piersilvio.

Le percentuali indicano la quota azionaria posseduta dalla Fininvest
TELEVISIONE: Mediaset SpA (48,2%) / Kirch Media ( 2,6%)
Mediaset (dal 1994 e’ presieduta da Fedele Confalonieri) 100%
Rti (Reti televisive italiane: Canale5, Italia1, Rete4)
Mediatrade (produzione fiction televisive)
Videotime (produzione programmi televisivi)
Elettronica Industriale (servizi tecnici)
Publitalia 80 (raccolta pubblicitaria reti Mediaset)
Mediadigit (televisione digitale e internet)
Euroset (televisione / Kirch Media) 60%
Gestevision Telecinco (proprietaria del canale televisivo spagnolo Telecinco) 40%
Publiespaña (raccolta pubblicitaria Telecinco) 40%
Albacom (telefonia fissa e internet) 19,5%
Eurosei (?) 50%

EDITORIA:
Mondadori SpA 48% (Mondadori controlla il 31% del mercato librario e il 45% dei periodici: Panorama, Donna Moderna, Chi, TV Sorrisi e Canzoni etc…)
Mondolibri
Elemond
Einaudi Editore
Mondadori Pubblicita’
Mondadori Informatica
Mondadori.com
Sperling & Kupfer
Le Monnier
Mondadori Printing
Grijalbo

IMMOBILIARE:

Edilnord2000 63%. (La ex Cantieri Riuniti Milanesi da cui sono nati Milano2, Milano3 e il Girasole. Presieduta da Paolo Berlusconi: a Marzo 2002 e’ prevista la cessione a Pirelli e Aedes).

SERVIZI FINANZIARI:
Mediolanum SpA 35,5% (Assicurazione e gestione risparmio, in partecipazione con il socio Ennio Doris).
Banca Assicurazione Prodotti Finanziari
Banca Mediolanum
Mediolanum Inter. Funds Limited
Mediolanum Gestione Fondi
Mediolanum Vita SpA
Partner Time SpA
Finbanc Inversiones
Mediolanum State Street

CINEMA:

Medusa Film SpA 100% (societa’ di produzione cinematografica; nel 2000 ha coperto il 23% del mercato; presidente Marina Berlusconi)
Medusa Video
Cinema5
Il Teatro Manzoni
Blockbuster Italia 51%

SPORT:

Milan A.C. SpA 99% (presidente Silvio Berlusconi, amministratore delegato Adriano Galliani)

ANNUARISTICA:

Pagine Italia SpA 100% (pubblica Pagine Utili, presidente Marcello Dell’Utri)

INTERNET & NEW MEDIA:

Newmedia Investment S.A. 100%
Jumpy
Networking (varie attivita’ come Cartafacile e we-cube.com)
Yond (ex Athena2000, e’ una cross media factory)

Tratto dal sito MERDASET : “L’Espresso del 24 Gennaio 2002″

L’AMARA VERITà DI doom [Martedi 25 Novembre 2003 ore 17:24:17]

La scompagine governativa sta e ha operato talmente malamente che se continuano così basterebbero all’opposizione pippo pluto e paperino non prodi per batterlo…

ELENCO di giopu [Martedi 25 Novembre 2003 ore 17:45:39]

Non sa governare perchè Berlusconi è un buon venditore che si preoccupa soltanto dei suoi interessi. Faccio un breve elenco di leggi approvate da questa maggioranza: abolizione tassa sulle successioni; legge cirami; abolizione del falso in bilancio; condono fiscali uno; condono fiscale due; condono edilizio; tremonti bis; Bossi-Fini; Entrata in guerra; Fallimento presidenza europea; Aumento inflazione; Aumento tiket sanitari; Tagli ripetuti agli enti locali, alla sanità alla scuola; vendita immobili dello Stato, adesso anche quelli artistici; riforma delle pensioni; ecc….. CREDO CHE BASTI PER SPIEGARE UN FALLIMENTO.

IL CAMPIONE DI SENSO E DI MISURA
Chaplin Telkul (http://italiainutile.blog.tiscali.it) [Martedi 25 Novembre 2003 ore 12:39:44]
Purtroppo il problema è che anche questo esecutivo non ha trovato il coraggio di tirare dritto e cambiare le cose che in Italia storicamente o, talvolta, addirittura algebricamente (pensioni in primis) non funzionano.

Si è fatto imbrigliare dalle lobbies dei ceti inutili: sindacati, associazioni di consumatori, pacifisti e chi più ne ha più ne metta. Tutta quella parte di Italia che, nei lustri, si è costruita nicchie di privilegio e di parassitismo, raccogliendo consenso, potere e danari (che gli fanno tanto schifo, ma quando sono degli altri) da chi vuole tutto senza dar nulla in cambio, e che, ovviamente, adesso si difendono con le unghie e con i denti da chi vuole toccargliele.

LOBBIES DEI CONSUMATORI?!! MA TU CHE CAZZO MANGI??!??!

Riferimenti: difendersi dai bloggers

violenza

17 Novembre 2003 17 Novembre 2003
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La spirale della violenza che chiama violenza è attiva da molto tempo. Solo non si riesce a venirne a capo: non ci si ricorda più il motivo per cui si è iniziato, e non ci sono motivi per smettere. La politica si basa sulla violenza (la politica degli attuali presidenti), perchè smettere? L’economia si basa sulla violenza e l’emarginazione. Allora perchè mai smettere? Il potere (il controllo dei territori) si basa sulla violenza. Perchè cambiare rotta? Il capitalismo (ebbene si proprio lui) si basa sulla violenza ed il mondo ha abdicato a favore del capitalismo. Chi potrà mai smettere allora? Come uscirne?
Pietro
Riferimenti: violenza

"far diventare la guerra un tabù" di GINO STRADA tratto da "ilmanifesto"

13 Novembre 2003 13 Novembre 2003
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PACE
I ragazzi di Nassiriya
GINO STRADA
Ho lasciato l’Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti. Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione. Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando il responsabile di Emergency mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya. Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un’altra esplosione. Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli. «Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli» scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo. La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto, non ci sono più. Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani. Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l’umanità, perché si è persa umanità. Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni. Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l’uccisione. L’umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione.

Riferimenti: perchè?

perchè i morti italiani sono diversi da quelli iracheni?

12 Novembre 2003 12 Novembre 2003
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perchè i morti italiani dovrebbero essere diversi da quelli iracheni? solo perchè gli iracheni sono lontani da noi? lontani e forse diversi?

perchè quando migliaia e migliaia di iracheni (civili e non militari prezzolati) morivano sotto le bombe, gli stessi che oggi piangono i morti dei militari italiani non dicevano nulla? anzi auspicavano il massacro totale spingendo più forte i tasti del loro telecomando come se si stesse giocando ad un videogame.

eh!?, perchè!?

Come mai, ora, le parole dei politici che fuoriescono dal tubo catodico sembrano luttuose e quando il parlamento tutto ha votato a favore dell’intervento italiano, sembravano felici e distensive (gli italiani andavano a prendersi gli applausi ed i fiori al loro arrivo in irak).

Perchè le guerre si dicono giuste e umanitarie (proprio così, quelle guerre che uccidono civili inermi e incolpevoli)e le morti sul campo di battaglia dei militari italiani sono ingiuste e disumane?

cosa c’è che non va?

pietro
Riferimenti: perchè?

materiali d’armamento

11 Novembre 2003 11 Novembre 2003
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FSF digest – Materiali d’armamento

———-
Da: fsf-request@firenzesocialforum.net

Claudio Fava sull’Unità del 31 ottobre u.s. ci racconta di un decreto
raccapricciante.
Sulla G.U. del 25 luglio 2003 è stato pubblicato un Decreto del 13
giugno 2003 del nostro caro Ministro Martino che di concerto con i cari
Ministri Frattini, Pisanunu, Tremonti e Marzano ha deciso di dotare le
forze armate di materiali d’armamento “idonei a determinare danni alle
popolazioni o agli animali, a degradare materiali o a danneggiare le
colture e l’ambiente…”.
Come riferisce Fava e come si può facilmente verificare al seguente
indirizzo http://gazzette.comune.jesi.an.it/2003/171/gazzetta171.htm ed
in particolare alle pagine 9, 17, 18, 19 ci stiamo procurando tra
l’altro Sabrin, Soman, Tabun e persino il famoso “agente arancio”.
Risulta che Paolo Cento ha presentato una accurata interrogazione alla
quale Palazzo Chigi ha risposto con un imbarazzato silenzio.
Dice Fava “Come fai a giustificare l’acquisto di agenti chimici e
biologici in aperta violazione con la legge italiana (l.185/90) e a
mezza dozzina di convenzioni internazionali che abbiamo sottoscritto?”.
La cosa incredibile è che tutto questo è passato nel silenzio
più assoluto!

fate circolare il più possibile questa mail. grazie.

pietro
Riferimenti: materiali d’armamento

l’opuscolo "Berlusconi" di Marco Travaglio e Peter Gomez: 1°parte (introduzione)

6 Novembre 2003 6 Novembre 2003
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L’opuscolo “Berlusconi”, tradotto in quattro lingue (francese, inglese,
spagnolo e tedesco) è stato distribuito da Gianni Vattimo (su domanda del
quale il libretto stesso è stato redatto) a tutti i Parlamentari europei nel
pomeriggio del 2 luglio 2003, giorno della presentazione, da parte del
presidente del Consiglio dei Ministri italiano Silvio Berlusconi, del
programma della presidenza italiana dell’Unione Europea.
Il contenuto del testo è qui di seguito riportato integralmente nelle cinque
lingue, e la sua consultazione è agevolata dalla possibilità di visionare nella
lingua scelta i singoli capitoli a partire dall’indice. Editing del documento
(cartaceo e on line): Mario Cedrini e Stefano Cardone.
Marco Travaglio e Peter Gomez
Berlusconi
INDICE
Lettera di presentazione di Gianni Vattimo p. 3
Vita di Berlusconi. Cronologia p. 4
Berlusconi e i suoi misteri p. 7
Tutti i processi di Berlusconi p. 11
Tutto ciò che penso di Berlusconi p. 16
Di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Sebbene non sia stato incluso nell’opuscolo per ragioni di spazio, riportiamo
anche il capitolo
“Tutte le bugie di Berlusconi” (p. 19)
sempre ad opera dei due autori, nella sola versione italiana.

Lettera di presentazione di Gianni Vattimo
Caro Collega,
il breve testo che troverà in allegato è una sommaria presentazione del
personaggio che, secondo le regole della rotazione, occuperà nel prossimo
semestre il posto di presidente del Consiglio Europeo. Questa presentazione
è stata preparata da due giornalisti italiani, Marco Travaglio e Peter Gomez,
che da tempo seguono le vicende politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi e
ne scrivono sulla stampa italiana. Non sempre, però, queste vicende sono
conosciute adeguatamente negli altri Paesi dell’Unione. So bene che proprio
in questi giorni, in occasione dell’inizio del “semestre italiano”, molta stampa
europea ha fornito più informazioni del solito sul discusso personaggio. Ma
siccome si attribuisce agli italiani, anche ai partiti di opposizione, l’intenzione
di contribuire al “successo” del semestre europeo del nostro premier, io
diffondo questo opuscolo informativo proprio perché non intendo contribuire
in alcun modo a tale successo. Anzi, credo che un vero successo dell’Italia, e
anche dell’Europa, si possa realizzare solo riducendo al minimo il danno che
la democrazia, l’indipendenza dell’Europa dagli Usa, la libertà di
informazione, la lotta contro la corruzione, possono ricevere dalla
presidenza europea di Silvio Berlusconi. Una conoscenza dettagliata e,
nonostante le apparenze, obiettiva, della sua storia affaristico-politico-
giudiziaria può, spero, servire a questo scopo.
Un cordiale saluto
Gianni Vattimo
Riferimenti: l’opuscolo "Berlusconi" di Travaglio e Gomez- 1