Aprile 2004

Stage di Danza Salentina ad Arezzo 1 e 2 maggio 2004

24 Aprile 2004 24 Aprile 2004
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Ass. Culturale Musicanti del Piccolo Borgo
CircoloCulturale AURORA

STAGE DI DANZE SALENTINE
Pizzica pizzica, pizzica scherma, scotis
Non si può parlare di Pizzica pizzica senza parlare di Tarantismo. La Puglia
e il Salento, dal Medioevo fino a pochi decenni fa, sono state teatro del
Tarantismo, fenomeno culturale-religioso, dove la musica, la danza e i
colori erano usati in funzione terapeutica contro il morso della taranta.
Tale fenomeno, ricco di magia e simbologia, ha da sempre destato molto
interesse. Estintosi insieme alla cultura contadina nella quale era inserito
quel ritmo e quella musica, che era usata sia in forma terapeutica che in
forma ludica, è stata ripresa dalle fasce giovanili e si è diffusa ben al di
fuori del Salento, coinvolgendo appassionati in tutta Italia.
Nei due giorni di stage verranno insegnate varie versioni tradizionali di
pizzica pizzica, scotis e pizzica scherma, verranno proiettati video di
materiali di ricerca sul tarantismo, si rifletterà sulla ripresa e la
reinvenzione delle danze tradizionali e sulle differenze tra queste e quelle
ballate dalle attuali generazioni.
Insegnante TAMARA BIAGI
ricercatrice etnocoreologa, associazione culturale TARANTA

Lo stage si articolerà col seguente calendario:
Sabato 1 maggio dalle 14,00 alle 18,00
Domenica 2 maggio dalle 15,00 alle 19,00
c/o i locali del Circolo Aurora, Piazza S. Agostino – Arezzo

Costo del corso: 40 euro.
Il corso sarà effettuato con liscrizione di almeno 15 partecipanti.

INOLTRE
· Sabato ore 18,00 in Piazza S. Agostino concerto degli
ANTIDOTUM TARANTULAE
pizziche, tarantelle e stornelli del sud Italia
Il progetto a cui si è dedicato questo gruppo di “artisti di strada” è
quello di ricercare e riproporre brani della tradizione popolare italiana
per poi evolvere verso ritmi diversi e meticci e proporli nel luogo stesso
dove è nata la musica popolare: la strada. Il tutto presentato attraverso la
teatralità delle scenate napoletane, della poesia popolare e dei proverbi
paesani
· Domenica ore 11 c/o circolo Aurora incontro dibattito

PIZZICA e TARANTISMO IERI e OGGI
proiezioni video di materiali di ricerca sulle danze tradizionali salentine

proiezione del video del progetto “SudConscio”
Interventi di

GIUSEPPE MICHELE GALA, ricercatore etnocoreologo
PIETRO ANNICCHIARICO, videomaker
(iniziativa da confermare)

Per motivi organizzativi si prega di iscriversi al più presto:
340 2819696
e-mail: francesca.barbagli@tiscali.it

Informazioni sulla conferenza:
GIUSEPPE MICHELE GALA
Curare i disagi psichici con la musica e il ballo ha sempre destato
interesse. Se poi si aggiunge la pregnante componente mitico-simbolica e
magico-religiosa della taranta e della coreoterapia, allora il tema si fa
persino affascinante.Quasi del tutto estinto il tarantismo, il Salento si
trova oggi a reinterpretare il ruolo della terra del mito. Attorno ai suoi
balli crescono l’interesse e l’esigenza di scavare nel profondo: quali erano
le pizziche eseguite realmente dagli anziani? Quali le differenze tra la
forma ludica e quella terapeutica? In quali contesti e in quali forme si
ballava nei secoli precedenti? La pizzica pizzica può essere ancora un ballo
scatenante e liberatorio?
A questi e ad altri quesiti si cercherà di rispondere con Giuseppe Michele
Gala, ricercatore etnocoreologo, che con L’Associazione Culturale Taranta,
dopo 25 anni di intense ricerche sulla danza tradizionale in quasi tutte le
regioni d’Italia, approda in Puglia, terra dei suoi inizi, e prova a segnare
un percorso nuovo e filologico nello studio del mondo popolare salentino,
proponendo fonti inedite e aprendo appassionati dibattiti sulla odierna
riutilizzazione della danza etnica.
[liberamente tratto dal sito dell'associazione Taranta www.taranta.it ]

PIETRO ANNICCHIARICO
Il video che verrà presentato riunisce alcuni lavori del regista.
Il primo si intitola “Le Spose di San Paolo (provino)” dove Gessica
Paolicelli e altre ragazze si erano presentate in qualità di aspiranti
attrici, per il provino di un film sul tarantismo. L’esperienza che ne
seguirà sarà sconvolgente non solo per le provinate, ma anche per il regista
che decide di abbandonare l’idea della fiction, per abbracciare una più
sincera prova di “tarantismo innato”, in ognuno di noi, indipendentemente
dalle credenze religiose e dalle provenienze geografiche. Successivamente,
nell’arco di tre anni di elaborazione, ne scaturirà un progetto di nome
SudConscio”, che ancora oggi continua e che negli anni si è ampliato con l’esperienza del 29 giugno 2000 a Galatina (anno in cui una ragazza venuta dal
nord balla nella chiesa di San Paolo), e con una performance teatrale
denominata “Striges” con Laura Redaelli e Franca Vaccaro, presentata a
Sevilla (Spagna), il 23 maggio 2003.
[ liberamente tratto dal sito http://groups.msn.com/tarantismo ]

Riferimenti: stage di danza

Ci hanno pubblicato il libro e lo presentiamo il 25 aprile

21 Aprile 2004 21 Aprile 2004
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L’Assessorato alla Cultura del Comune di San Lazzaro di Savena
e
il laboratorio di scrittura Grafio
hanno il piacere di invitarVi alla presentazione del volume
GRAFIO
LUNGO LA STRADA SCRITTA
a cura di Gianni Cascone e Paola Rosati
prefazione di Dario Voltolini
Editore FERNANDEL
il volume è edito con il patrocinio del
Comune di San Lazzaro e dell’ ANCI Emilia Romagna

domenica 25 aprile 2004 ore 19
San Lazzaro di Savena, Circolo Ca’ de’ Mandorli

informazioni: 348 4742356

L’odore del sangue: un film per adulti

12 Aprile 2004 12 Aprile 2004
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Di Martone avevo già visto L’amore molesto, Morte di un matematico napoletano, e Teatri di guerra. Tutti film molto curati e intelligenti. L’odore del sangue è ora nei cinema. La sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di Goffredo Parise. Il film mi sembra un’opera matura. Mi riferisco ai dialoghi che sono il vero succo del film, e in particolare alla loro straordinaria capacità evocativa.

Merito anche di Michele Placido e di Fanny Ardant, artefici di una verosimile interpretazione. L’argomento amore e sentimenti e gelosia è abusato e quasi tutti i registi trattano questo tema nei loro film. Ma così come L’odore del sangue, non avevo mai visto nulla.
Alla fine del film sono rimasto un po’ indeciso, non capivo se mi era piaciuto o no. Purtroppo mi ronzava nella testa un giudizio negativo di una mia amica: troppi cazzi per i miei gusti, aveva detto. Io invece l’ho trovato delicato e per nulla volgare. Anzi. Certo non è roba per moralisti, ma per adulti nel vero senso della parola (ritengo che si può essere adulti già a sedici anni, e non esserlo mai neanche a novanta). Per questo dico che è un film maturo. Gli altri di Martone, avevano qualcosa di ammiccante. Erano corretti, troppo corretti, perfetti. Vero esercizio di stile, di estetica e di poesia. Ma questo film è davvero “forte”. Una riflessione su come sono finite le coppie, definitivamente naufragate, nella promessa non mantenuta di amarsi per sempre, nonostante la liberazione della sessualità. Certo qui si parla di una coppia particolare: cinquantenni, intellettuali e borghesi. Ma può essere simbolico per tutti. Può essere metafora dell’idea che oggi si ha dell’amore, del corpo e della mente altrui. Nel film non c’è sangue, nonostante l’ingannevole titolo, ma solo il suo odore. Ti entra nel cervello e ti fa scorrere retroattivamente il film, stimolando pensieri non scontati, non banali, oserei dire cruciali.

Vedetelo e fatemi sapere il vostro giudizio.

Pietro

PS:
Trama:
Carlo e Silvia sono sposati da più di vent’anni. Lui ha una giovane compagna, con cui vive, lei abita nella loro casa romana, ai Parioli, dove Carlo passa solo occasionalmente. Tra loro c’è una forte intesa e un profondo affetto, ma quando è Silvia a trovarsi un amante, giovane e violento, la situazione precipita e per Carlo è l’inizio di un’ossessione.

Se è successo, potrebbe accadere di nuovo

2 Aprile 2004 2 Aprile 2004
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Ho appena finito di leggere un libro di Primo Levi, il secondo che ha scritto dopo che è stato in lager a Auschwitz: La tregua.
Apparentemente, trattandosi di una vicenda umana e storica tragica, l’olocausto, si potrebbe pensare che questo libro sia terribilmente pesante. Invece no. Anzi. La scrittura di Primo Levi è piena di vita, di sole, di ironia. I personaggi de “La tregua” sono descritti con dovizia di luce che illumina i volti, le loro camminate, le loro espressioni, i loro tic e bellezze, o goffaggini. Primo Levi guarda all’umanità varia che lo circonda, con curiosità e fiducia. E lo trasmette abilmente. Alla fine del libro, quando arriva a Torino, a casa, racconta di un doppio sogno: si vede che è circondato da amici e parenti in una situazione gradevole, poi a un tratto tutto svanisce e ritorna il grigiore del campo di concentramento. Primo Levi finisce il libro dicendo che quell’anno passato in lager, è ormai la sua vera realtà, il resto è solo un’illusione, un sogno. Queste parole, mi confermano, che la nostra vita sia un sogno a colori. E questo è possibile grazie ai nostri partigiani che ci hanno salvato dall’orrore nazifascista. Partigiani che oggi si tende a dimenticare, obliare, parificare ai criminali nazifascisti. Se solo i nostri figli annoiati e viziati potessero immaginare un lager, un uomo in un lager, una feroce dittatura fascista, smetterebbero di fare le bizze. Se i nostri ragazzi potessero avvicinarsi amorevolmente ai racconti di chi il lager ed il nazismo l’ha vissuto, smetterebbero di imitare i nazisti e non se ne andrebbero in giro con le svastiche e le croci celtiche, il passamontagna e la spranga.
Se tutti noi, ci sforzassimo di non dimenticare l’olocausto, forse non si ripeterebbe, neanche nelle strane forme che ora si ripete (Israele-Palestina, Usa-Iraq, Urss-Cecenia ecc).

Come diceva Levi: se è successo, potrebbe accadere di nuovo.

Apriamo gli occhi.

pietro