è successo quindi può succedere ancora

Nel 1986, un anno prima di togliersi la vita, Primo Levi avvertiva: «Il sistema dei campi di concentramento nazista rimane un unicum per quantità e per performance. Da nessuna parte, in nessuna epoca, abbiamo assistito a un fenomeno così imprevedibile e complesso. Mai tante vite sono state distrutte in un periodo così breve e con una tale combinazione diabolica d’ingegno tecnologico, fanatismo e crudeltà. È successo, quindi può succedere ancora. Questa è l’essenza di ciò che io volevo dire».

 

è successo e sta riaccadendo qualcosa di simile qui da noi, qui vicino, sottocasa. è successo che si impazzisse e che si creassero dei campi di concentramento. il nazismo è stata follia collettiva, hitler era solo il capo, ma c’era un’intero esercito e anche popolo che lo seguiva. Gli altri con il loro silenzio complice non lo contrastavano. per questo non dobbiamo stare zitti ora, proprio ora che ritorna a riaccadere ciò che è già successo: i centri di permanenza temporanea per i senza permesso di soggiorno che si trasformano in galere, significa che non si colpisce chi ha fatto un reato, ma si colpisce indistintamente chi non è italiano. chi non è italiano!. ma chi è l’italiano? e se dopo i rom e i romeni toccasse ai meridionali? ai comunisti, ai gay, a quelli che non la pensano come bossi? non dobbiamo stare zitti e da ogni blog deve partire la nostra condanna forte: il razzismo deve essere combattuto. Quando il razzismo è istituzionale, come lo è ora in italia, il pericolo dei lager e dell’intolleranza cresce a dismisura. quando c’erano i democristiani si stava male, molto male, molti di loro erano collusi con le mafie, ma molti di loro erano stati anche partigiani e almeno la resistenza non la si metteva in discussione. oggi la banda che governa è dichiaratamente fascista, vuole stravolgere la costituzione nata dalla resistenza, non ha un’opposizione seria (veltroni è il pupazzo di berlusconi e spera solo che quest’ultimo gli lasci il governo in eredità), e il “matteotti“ della situazione, pensate un po’, è Di Pietro. Proprio lui, il superpoliziotto. ma da questa persona non ho mai sentito fare un accenno alla resistenza. la nostra battaglia deve iniziare dalla quotidianità: insegnate ai figli che non esistono gli “extracomunitari“, ma esistono persone che migrano per tante ragioni. insegnate loro che le persone che vengono in italia a lavorare non sono degli schiavi, ma ognuno di loro ha una biografia, spesso molto più interessante e vissuta delle nostre, che ci servirebbe molto ascoltare le loro voci. insegniamo ai figli a giocare con i figli degli immigrati. insegniamo ai nostri figli a non prendere in giro gli immigrati perchè sbagliano a parlare l’italiano. l’italiano come lingua, ma anche come popolo, è una convenzione. Difatti non esistono nè gli italiani nè l’italiano. Insegniamo ai nostri figli a non giudicare dalle apparenze, a non guardare la tv che generalizza e che dice fandonie sul conto degli "extracomunitari". insegniamo ai nostri figli a non odiare il diverso, perchè noi stessi potremmo essere, un giorno nel loro mirino. l’odio genera odio.



3 Commenti to “è successo quindi può succedere ancora”

  1.   Aiutiamo Riccardo Pio Says:

    Venite a trovarci

    http://riccardopio.blog.tiscali.it

    http://blog.antoniofullone.it/attualita/un-articolo-per-aiutare-riccardo-pio.html

  2.   bertolt brecht e antonio gramsci Says:

    PRIMA DI TUTTI VENNERO A PRENDERE GLI ZINGARI E FUI CONTENTO PERCHE’ RUBACCHIAVANO.
    POI VENNERO A PRENDERE GLI EBREI E STETTI ZITTO PERCHE’ MI STAVANO ANTIPATICI.
    POI VENNERO A PRENDERE I COMUNISTI ED IO NON DISSI NIENTE PERCHE’ NON ERO COMUNISTA.
    UN GIORNO VENNERO A PRENDERMI E NON C’ERA RIMASTO NESSUNO A PROTESTARE..
    Bertolt Brecht

    QUELLO CHE ACCADE, ACCADE NON TANTO PERCHE’ UNA MINORANZA VUOLE CHE ACCADA, QUANTO PIUTTOSTO PERCHE’ LA GRAN PARTE DEI CITTADINI HA RINUNCIATO ALLE SUE RESPONSABILITA’ E HA LASCIATO CHE LE COSE ACCADESSERO.
    Antonio Gramsci

  3.   Luzzatto: «I rom? Anche contro noi ebrei cominciò così» Says:

    rtico di Umberto De Giovannangeli

    «Noi ebrei sappiamo bene cosa significhi essere perseguitati, demonizzati, sterminati. Per questo, da ebreo italiano e da cittadino democratico, non posso che guardare con orrore e preoccupazione alla campagna d’odio verso i Rom». A parlare è Amos Luzzatto, già presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

    Professor Luzzatto, cosa ha provato di fronte al fuoco appiccato ai campi Rom a Napoli?

    «Ogni fuoco riporta alla memoria altri fuochi dei quali la storia europea è cosparsa: penso, ad esempio, ai roghi dell’Inquisizione, ai roghi dei libri maledetti, ai roghi dei campi di sterminio… In ultima analisi c’è da domandarsi cosa abbiano in comune questi roghi. E la risposta immediata e tragica è: distruggere, senza che resti traccia, tutto quello che dà fastidio al potere. In questa ottica, tutto viene ingigantito e generalizzato: all’interno di ciò che si vuole distruggere col fuoco si colloca molto di più di quanto sarebbe “strettamente necessario” proprio per essere sicuri di avere totalmente eliminato quello che s’intende distruggere. È terribile, ma è cosi».

    In quale misura questo comportamento è collegato al razzismo?

    «È abbastanza evidente: se si vede un uomo nero che ha violentato una donna bianca, per una induzione arbitraria, si ritiene che la violenza sia correlata al colore della pelle. E pur sapendo che la stragrande maggioranza dei neri non sono stupratori per far prima li stermino tutti, ritenendo così di aver fatto una “pulizia totale”. Il razzismo si è nutrito di queste generalizzazioni arbitrarie e di queste correlazioni sbagliate, e una volta innescato il meccanismo del rogo, questo si autoalimenta».

    In questa autoalimentazione, perché i Rom?

    «Prima di tutto, centrerei l’attenzione su un fenomeno sociale che comprende una serie di fattori negativi, fra i quali la precarietà del lavoro e dell’esistenza; la difficoltà di trovare alloggi adeguati, e la difficoltà di integrazione di popolazioni forestiere, soprattutto in fasi di migrazioni di massa. Il fenomeno del nomadismo va inserito in questa categoria di problemi. Isolare questo problema, e al suo interno addirittura quello dei Rom, significa rincorrere una soluzione illusoria e alquanto pericolosa. È forte la tendenza a superare quelle che sono contraddizioni, debolezze, timori, paure che colpiscono tutta la società contemporanea, selezionando quella che può essere una componente dall’immagine più facilmente riconoscibile e colpirla immaginando così di risolvere un problema molto più esteso e complesso. Coloro che appiccano il fuoco ai campi Rom sono al loro modo – un modo barbaro e criminale indegno di un Paese civile – interpreti di questo approccio sbagliato al problema. E in questo approccio, assieme parziale e colpevolizzante, inserirei anche l’ipotesi del commissariamento dei Rom…»

    Una ipotesi, quella della creazione di un Commissario ai Rom, che il governo prende in seria considerazione.

    «Questa ipotesi trova immediata rispondenza nelle iniziative violente e vandaliche che imputano problemi scottanti, anche di microcriminalità, non all’azione di singole persone ma alla presenza stessa di un singolo gruppo allogeno».

    Quei fuochi portano alla memoria, come lei stesso ha sottolineato, i roghi dei campi di sterminio. In una intervista a l’Unità, Predrag Matvejevic ha ricordato che assieme a milioni di ebrei, nei lager nazisti furono massacrati tantissimi Rom.

    «Questa è una verità storica. Un’amara, tragica verità. Noi stessi, noi ebrei, abbiamo subito sulla nostra pelle ripetutamente – fino alla più terribile persecuzione che è stata quella della Shoah – le conseguenze dell’essere prima di tutto indicati come stranieri irriducibili, poi progressivamente stranieri parassiti, quindi stranieri complottanti, infine assassini di bambini cristiani e in conclusione gruppi umani da espellere, da perseguitare, da sterminare. Noi ebrei sappiamo bene cosa significhi essere vittime di pregiudizi che si trasformano in odio e in violenza “purificatrice”. Sappiamo cosa significhi essere additati come il “Male” da estirpare. E da ebreo, oltre che da cittadino democratico, mi sento a fianco di una comunità, quella Rom, che non può, non deve essere vittima di nuovi pogrom».

    Pubblicato il 19.05.08

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