è successo quindi può succedere ancora

16 Maggio 2008 16 Maggio 2008
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Nel 1986, un anno prima di togliersi la vita, Primo Levi avvertiva: «Il sistema dei campi di concentramento nazista rimane un unicum per quantità e per performance. Da nessuna parte, in nessuna epoca, abbiamo assistito a un fenomeno così imprevedibile e complesso. Mai tante vite sono state distrutte in un periodo così breve e con una tale combinazione diabolica d’ingegno tecnologico, fanatismo e crudeltà. È successo, quindi può succedere ancora. Questa è l’essenza di ciò che io volevo dire».

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Parole dall’olocausto dimenticato

27 Gennaio 2004 27 Gennaio 2004
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Parole dall’olocausto dimenticato

Ausvicate hi kher bro (di Ruzena Danielova)

Ausvicate hi kher bro
Odoj besel mro pirano
Besel, besel gondolinel
Te pre mande pobisterel
O tu kalo cirikloro
Lidza mange mro lilro
Lidza, lidza mra romake
Hoj som phandlo
Ausvicate
Ausvicate bokha bare
Te so te chal amen nane
Ani oda koter maro
O blokris bibachtl

Ad Auschwitz c’era una casa

Ad Auschwitz c’era una casa
E c¹era mio marito imprigionato
Seduto, seduto si lamentava
E pensava a me
Oh tu uccello nero
Porta le mie lettere
Portale, portale a mia moglie
Perché sono imprigionato ad Auschwitz
Ad Auschwitz c¹era una grande fame
E noi non avevamo nulla da mangiare
Nemmeno un pezzo di pane
E la guardia del blocco è cattiva

Auschwitz (di Santino Spinelli)

Muj sukkó
Kiá kalé
Vust surdé; kwit.
Jiló cindó bi dox,
bi lav
nikt rubvé
Auschwitz

Faccia incavata
occhi oscurati
labbra fredde;
silenzio.
Cuore strappato
senza fiato,
senza parole,
nessun pianto

Gasizarde Romeni violina (di Rasim Sejdic)

Gasizarde romeni violina
Acile ognjiste romane
E jag o dimo
Ando oblato vazdinjalo.
Idzarde e Romen
Cavoren restavisarde pe datar
E romnjen pe romendar
idzarde e Romen.
Jesenovco perdo Roma
Pangle pala betonse stubujra
pale lanstujra pe prne pe va
ando blate dzi ke cang.
Acile ando Jasenovco
lenge kokala
te pricin, o nemanusengim djelima
zora vedro osvanisarda
i Romen o kam pre tatarda

Hanno calpestato il violino zingaro

Hanno calpestato il violino zingaro
cenere zingara è rimasta
fuoco e fulmini
salgono al cielo.
Hanno portato via gli zingari
i bambini divisi dalle madri
le donne dagli uomini
hanno portato via gli zingari.
Jasenovac è piena di zingari
legati a pilastri di cemento
pesanti catene ai piedi ed alle mani
nel fango in ginocchio
Sono rimasto a Jasenovac
le loro ossa denuncia di disumanità
altre albe schiariscono il cielo
e il sole continuava a scaldare gli zingari

Bistardi Laida (di Paola Shöpf)

Stil, phari, tunnel rathy u himlo hì kalo, pharo fon stilapen!
Rivela an u lufto muldrengri gili!
Fon kala brar, grau bar,
von haki zugrunda fon pargerdé raume,
kant fon rat und treni.
Mu gaisto hengela an u stekeltrota.
Mar zela hengrelpes pù sasstar,
plandli an fremdo them!
Kum hone?
Keck! Tu kun hal? Keck!
Tume sinti kun han? Keck! Nur shata,
nebla! Nebla furr braucha cass
Phlandli fon brardar cilacipen
Fon mencengri historia!

Olocausto dimenticato

Silenzio, desolazione, oscura notte
Il cielo è cupo, pesante di silenzio!
aleggia nell’aria la nenia della morte
Da queste pietre, grigie pietre
da ogni rovina, dalle cornici infrante,
esala disperazione di sangue e lacrime.
Il mio spirito s’impiglia nel filo spinato
E la mia anima s’aggrappa alle sbarre,
prigioniera in casa nemica!
Chi sono? Nessuno! Tu chi sei? Nessuno!
Voi Sinti chi siete? Nessuno! Solo ombre,
nebbia! Nebbia che per abitudine è rimasta
Prigioniera della più grande infamia
Della storia dell¹uomo!

http://www.peacereporter.net/it/canali/voci/dossier/040127memoria/040127poes

ie/

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Riferimenti: olocausto